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FRA I SIGG. SACCONI E D'ALEMA

 

è certamente più fesso il sig. Sacconi, che polemizzando con un tal prof. Villari, a sentire i presenti storico di chiara fama, gli ha dato del comunista, confondendolo con il prof. Rosario Villari, altro storico di chiara fama, che in effetti è stato parlamentare del PCI. Il sig. D'Alema, liquidatorio come sempre, quando gli va bene, ha forse esagerando un po', etichettato la cappella del sig. Sacconi sotto la voce "ignoranza".

E' stato veramente efficace, D'Alema, e devo ammettere che se fossi stato presente non avrei potuto dire niente di meglio del beh adesso non farla troppo lunga, che un Villari tira l'altro. Ma insomma, la stupidità di Sacconi sta soprattutto nell'aver liquidato come comunista un tizio noiosissimo, i cui discorsi si intorcinavano su sé stessi né più né meno come quelli del sig. Topo Gonzo, senza che la cosa avesse un minimo peso nella discussione.

Qualcun altro avrebbe però potuto far osservare al sig. D'Alema - un non laureato in filosofia non proprio della stessa tempra del sig. Train - che non è il caso di sentirsi un dio ogni volta che si è circondati da fessi, anche se la cosa gli riesce quasi inevitabile fin da quando studiava, capetto figiccino che frequentava i fighetti più fighetti della città, in un liceo di Genova dove i proff., tendenzialmenrte di destra, e persino il preside, liberale che grazie a quelli come lui ebbe a lungo la fama di fascistaccio, grazie alla nomea paterna lo guardavano con diffidente cautela. Del resto di Villari professori di storia ce ne sono tanti,  qualcuno pure ignorantotto, qualcuno tra i primi a firmare le leggi razziali di Mussolini. Insomma, una specie di clan: quello di ieri sera, che non sappiamo con sicurezza chi fosse (siamo entrati e usciti, su Ballarò) ha detto una serie di cazzate impressionanti in una forma incomprensibile anche alla Bindi che, non si sa se bellissima ma sicuramente non colta e neppure intelligente, aveva un gran da fare a dir di sì con gran cenni del capo, mentre l'esimio prof. diceva che oggi esiste una violenza del linguaggio che si estrinseca nella sua falsità: non come ai tempi del Machiavelli, quando il linguaggio diceva la realtà effettuale delle cose. Quell'effettuale l'ha ripetuto cinque o sei volte in due interventi, perché evidentemente si era accorto che bastava a mettere in difficoltà il povero Sacconi, che si è guardato bene dal contestargli quanto andava blaterando di un Machiavelli quasi foscoliano che gli allor ne sfronda ed alle genti svela, roba da morir dal ridere o, peggio ancora, un Machiavelli che sosterrebbe che bisogna dire la verità, ma, ohibò, far credere che le bugie del politico siano verità, no, guai.

E' la superiorità culturale, ma anche antropologica, della sinistra. D'Alema, che fesso non è ma stronzo sì, se ne stava immobile senza battere ciglio, imperscrutabile, guardandosi bene dall'agitar la capoccia annuendo come la Bindi all'udire tutto quel sapere così ben incasinato; ma non appena Sacconi se n'è uscito con la sua cazzata, spietato, lo ha inchiodato al madornale errore. Oggi sappiamo che dovremo conoscere a memoria tutti gli studiosi di nome Villari, per poter discutere con il sig. D'Alema. Vuol dire che noi gli sbatteremo in faccia Rosario, e magari pure Pasquale.

 


Chiedo scusa, sono di fretta. Magari lo rivedo più tardi. Comunque se Sacconi è fesso, D'Alema stronzo.
 
p.s.
Sig. Train: se Sacconi è fesso. E' un periodo ipotetico: se la protasi non regge, vanifica anche l'apodosi. Sapendo che ci guata, glielo diciamo per evitarLe di correre alla polizia postale, questa volta a Civitavecchia. 

Pubblicato il 15/10/2009 alle 19.14 nella rubrica Diario.

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