Blog: http://topgonzo.ilcannocchiale.it

Tromboni di ieri e di oggi

Come si era anticipato ai nostri 2,5 lettori, siamo andati a cercare il testo dell’opusdeina Angela Pellicciari ("Risorgimento da Riscrivere") consigliato ai giovani pidiellini dal Berlusca. Tuttavia, una volta a contatto con la bibliografia dell’Autrice, confessiamo di avere deviato dal proposito iniziale, e di avere scelto per primo un altro tomo, che ci sfrucugliava di più. L’argomento è analogo (il risorgimento visto da un cattolico) ma il testo, (Risorgimento Anticattolico, ed. Piemme, 2004) è un florilegio dalle memorie e dagli articoli di tal Giacomo Margotti, prete e giornalista piemontese attivo a metà ottocento.

Come era facile prevedere, la lettura ci è risultata piacevole per ragioni opposte all’intendimento della curatrice. Toccare con mano il trattamento riservato ai preti da padri della patria come Cavour, Ricasoli, Farini, oltre che da una folta schiera di zelanti funzionari, ci ha provocato soddisfazioni e nostalgie. Molto ci piacque anche il linguaggio burocratico ma incisivo di parecchie circolari ministeriali e prefettizie, dove con professionale cortesia, a volte non scevra da asciutta ironia, si strizzavano le palle di prelati e priori. Per esempio, preannunciando al Padre Priore l’esproprio e sgombero forzoso di un convento di frati, così si esprime l’Intendente Regio di Susa:

(…)Preciso ed imprescindibile essendo un tale ordine, il sottoscritto è in dovere di farlo eseguire; e poiché riuscirono vane le persua­sioni usate per mezzo di rispettabile persona a lei spedita, onde risolverla ad uscire spontaneamente; vedesi, chi scrive, costretto con suo rincrescimento ad usare di tutti i mezzi legittimi, e quin­di anche della forza, se ne fosse il caso, per ottenere l'intento. Fermo nel proposito di adempiere il proprio dovere, ma pur volendo usare colla S.V Ill.ma, e suoi Compagni, i riguardi col medesimo compatibili, pregasi chi scrive di far conoscere alla S.V. Ill.ma e RR. suoi Compagni, queste definitive, estreme, ine­vitabili risoluzioni, onde evitar loro ogni sgradevole sorpresa all'arrivo costì degli agenti di pubblica sicurezza, incaricati di accompagnarla coi reverendi suoi Compagni nel convento di Savigliano.

Dopodichè, li cacciarono a pedate nel culo. Non è un bijou? Ma dobbiamo riconoscere che anche la prosa di don Margotti, polemista, è di ottima scuola, e anch’essa godibile. Certo, un polemista ottocentesco, e per di più prete, con quel tanto di ampollosità e di arcaismi che è logico aspettarsi. E’ un linguaggio che echeggiava ancora in certi discorsi uditi nella nostra infanzia: nei bar, negli scompartimenti dei treni, a volte anche a casa nostra, ad opera di tromboneschi conoscenti sulla via della senescenza. E qui, per darne un esempio, non ricorreremo a un passo del Reverendo Margotti datato 1863, ma, con uguali effetti, a un fresco brano del nostro Topo Gonzo, datato 2009:

Il fatto è ormai che la realtà non si limita più, come risaputo, a superare la satira, no. Ora vola ben oltre anche al più disarmante ed amaro dei sarcasmi. E' dunque oggi ridotto a questo il livello culturale della nostra povera Italietta, a consentire al primo maialastro leccaculo di spacciare una simile iperbole, che un tempo non troppo remoto anche i bambini sapevano oltraggiosa dell'intelligenza e della giustizia, per argomento da proporsi alla Consulta.

Certo, c’è qualche parolaccia che don Margotti non avrebbe usato. Ma lo stile, credete, è proprio uguale.

Pubblicato il 8/10/2009 alle 17.46 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web