Blog: http://topgonzo.ilcannocchiale.it

Perplessità

Ha riscosso successo il brano musicale usato dal Dottor Malvone per commentare la pronuncia della Corte Costituzionale. Si tratta dell’ottava parte del Magnificat di J.S. Bach, sulle parole “Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles".

Un lettore ha scritto a Malvone un sobrio messaggio di elogio: “Il miglior commento ai fatti di oggi pomeriggio. Tanto di cappello”. Ma chissà quante altre lodi lo schivo Dottore avrà pudicamente occultato. Bravo, Dottore: il cappello noi non lo portiamo, ma faccia conto che ce lo siamo tolto.

Già che c’è, però, ci spieghi un paio di cose. Non saremo così banali da domandarle conto del contesto sacro in cui si colloca il brano musicale. Tuttavia, va fatta la doverosa premessa che il soggetto qui è nientepopodimeno che Dio. E’ Lui che depone i potenti e esalta gli umili. A Dio, nella presente contingenza, ci rassegneremo a sostituire un Vicario, che sarebbe la Consulta. Ma andiamo per ordine. Deposuit…de sede. Non ci pare che sia stato deposto, il Berlusca. Potentes: non c’è dubbio che il Berlusca sia un potente. Ma, nella fattispecie, è un altro potere che lo avversa. Si mormora, anzi, che si tratti di uno schieramento di potenti. Questo Dio che (sia pure tramite Vicario) depone un potente solo non ci pare quello del Magnificat. Ma fin qui, pinzillacchere. Il problema vero sta nell’altro pezzo della frase: et exaltavit humiles. Tanto per essere chiari, leggiamo questo assieme ai versetti successivi:

ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ecco, Dottore: lei che, a differenza di alcuni suoi estimatori, è intelligente, ha capito perché siamo perplessi.

Pubblicato il 8/10/2009 alle 10.26 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web