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TRENT’ANNI FA (en attendant...)

 

più o meno, Il Male uscì con una di quelle sue formidabili imitazioni dei maggiori quotidiani nazionali. Niente di paragonabile, quel giorno, a quello in cui diede la notizia, come Corriere della Sera, dell’avvenuto contatto, a Torriglia in provincia di Genova, con gli alieni sbarcati da un UFO calatosi, alle prime luci dell’alba (o alle ultime luci del giorno... ma è importante?) , al limitare di un bosco. Una cara ma un po’ invasata collega, oggi buonanima e rimpianta, di quelle che passarono gli ultimi decenni della loro vita a muovere sul mappamondo il paradiso in terra, prima dalla Russia alla Cina, poi dalla Cina al Vietnam, poi, con ampio salto, fino all'Albania, quella di Hoxha, dove s’era appuntata la sua attenzione in quel momento (non a Cuba: già circolavano voci più o meno fondate su una certa scostumatezza, per la morale comunista, delle popolane indigene); una cara anche se un po’ invasata collega, dicevamo, per circa un quarto d’ora circolò per la scuola fermando tutti al grido di “sensazionale, un fatto epocale, sono arrivati gli alieni!” convinta com’era –oh buona donna, quanto ti invidiamo ancora oggi l’inguaribile ottimismo- che non potessero non essere migliori di qualsiasi essere umano: non solo e non tanto di quelli che vivevano sotto il giogo del capitalismo, ché la cosa era scontata, quanto di quelli traditi dal comunismo reale. Qual paradiso migliore di quello portato a domicilio da entità sicuramente più buone, e più sagge, degli esseri umani?
 

Ma non di questo volevamo parlare. Si tratta invece di altra più spregiudicata e lungimirante imitazione di non importa qual quotidiano, nella quale si dava la notizia del crollo del palazzo in cui le due camere riunite stavano discutendo di non ricordo quale emergenza, forse roba di Brigate Rosse. Tutto, come al solito, poteva sembrare plausibile e ingannare chi guardasse il giornale, appositamente squadernato in bella vista sull’autobus, da una certa distanza; ma chi avesse letto la didascalia di una delle foto, tratta da una qualche recente calamità naturale, avrebbe potuto leggervi, in caratteri per nulla cubitali, “la popolazione accorre ad assestare il colpo di grazia ai pochi sopravvissuti”.

Non avevano mica visto male, quelli de Il Male. Oggi, per esempio, in attesa che si pronunci la corte delle corti sul lodo Alfano, si distinguono i sigg. bossi (porteremo in piazza il popolo, i vecchi galli: e non si tratta certo di quelli che a turno s'ingroppano topogonzo tutte le sere quando chiude il pollaio), dipietro (che promette un plebiscito che spazzerà via il “tumore”) e anche, per non essere da meno, visto che non basta più prendere il treno, il franceschino, che, per distinguersi dai toni pacati (che non significa più onesti) di Bersani e Casini, dichiara che la sentenza della corte dovrà essere rispettata perché non potrà che rendere giustizia di questa offesa alla democrazia.

Bene. Premesso che non ce ne può fregare di meno, dei guai in cui andrà a cacciarsi il paese comunque decida la corte, vogliamo solo dire che a questo siamo arrivati, seguendo la strada dell’abolizione dell’immunità parlamentare. Tutto perché il PCI doveva mettersi là dove già stava Craxi, il MSI legittimarsi a furor popolo e perché la Lega Nord guadagnasse ancora qualche voto, visto che non erano bastati quelli del 1987. Comunque decidano oggi i sigg. della corte tra le corti, sarà un casino*, complicato dal fatto che nessun topogonzo, né di destra né di sinistra, accetterebbe la sentenza in prospettiva meno dannosa per il paese e la sua democrazia: fingendo per un attimo che i magistrati non solo non facciano politica (hanno cominciato dai tempi di Socrate, o racchio sfigato di un sig. Train: non siamo berlusconiani, abbiano un retroterra culturale diverso, o ignobile idiota!) ma addirittura abbiano la sfera di cristallo e siano decisi a usarla per il migliore degli scopi, che a volte, ma non sempre, è anche il più giusto.

*In alternativa, la rassegnazione. Ma ce lo vedete voi un topogonzo rassegnato? Davanti a un imam che mette il burka non solo a quelle due fetenti 'e guaglione che intrattennero con lui commerci platonici -e nulla più- ma al topo stesso, forse sì, anzi, di sicuro... e tuttavia è questa un'ipotesi che ci spingerebbe a guardare con meno sospetto qualsiasi imam che intendesse costringervi anche il sig. Train. Il sig. Train che gioca al nobil juoco insaccato nel burqa: ci pensate, colleghi e lettori, che beneficio per l'umanità?

Pubblicato il 7/10/2009 alle 14.45 nella rubrica Diario.

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