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Il Topo liberale e «la bouche de la loi» 2

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
 
Spett.le Redazione,
Sono la segretaria di teddy. Purtroppo il Capo è ancora ostaggio della suina e così ha chiesto all’Ufficio Legale un parere che mi ha incaricato di inviarVi per la pubblicazione. Come ha detto lui, serve per assestare un paio di "ceffoni" ad un certo Sig. Topo.
Grazie e cordiali saluti.
                                                                                              Debora Cochette                                
 
Pro-memoria per il Sig. DG
 
Oggetto: l’interpretazione giudiziale della legge.
 
Si omette, per ovvie ragioni, ogni riferimento all’interpretazione dottrinale (dei giuristi) ed autentica (del legislatore), e si concentra l’attenzione sull’interpretazione del giudice nel momento dell’applicazione della norma (interpretazione giudiziale).
Intanto, qualche appunto sulla pubblicazione che ci è stata sottoposta. Quel diritto/onere è pura invenzione di fantasia. Parlare di diritto per un organo dello stato di diritto, è come parlare di battesimo per il Papa.  Il termine onere (che riferito al giudice assume ben altro significato) poteva essere sostituito con compito o, in senso lato, dovere, giuridicamente più appropriati.
Venendo alla fattispecie in discussione, che è contravvenzione e non delitto (si esaurisce con il pagamento di una somma e l’espulsione per un periodo di tempo stabilito), va considerato che  trattasi pur sempre di reato penale.
Pertanto, nell’attività di interpretazione giudiziale occorre partire dalla riserva (art. 25 comma 2 della Costituzione) che impone implicitamente la fedeltà del giudice alla legge: la lettera della legge segna per il giudice un limite insuperabile, con la conseguenza, in particolare, che questi non potrà mai applicare per analogia norme penali.
Dunque, per interpretare una legge penale, il giudice deve procedere ad una sua
a)- Interpretazione conforme al significato letterale, ovvero: individuare quali siano i possibili significati letterali, individuare il senso della norma facendo leva sul significato lessicale dei termini utilizzati nella formula legislativa, che secondo il dettato dell’Art. 12 delle Preleggi (disposizioni sulla legge in generale) si traduce nel “significato proprio delle parole, secondo la connessione di esse”.
Nell’ipotesi in cui essa dia esiti insoddisfacenti, in quanto non risulta  ancora in modo univoco quale sia il significato da attribuire ad un termine all’interno della legge penale e solo allora - ma non sembra questo il caso delle norme in discussione - il giudice ricorre ad un’ulteriore attività d’interpretazione, con uno o più dei seguenti criteri, che cito solo ai fini di fornire un quadro sintetico, seppur non esaustivo, delle diverse possibilità.
b)- Interpretazione logica, ovvero, quando il senso letterale delle parole non è preciso e da luogo a dubbi interpretativi, l'interpretazione letterale deve essere integrata dall’interpretazione logica che, secondo il solito Art.12 delle Preleggi, deve prendere in considerazione l’intenzione del legislatore.
c)- Interpretazione sistematica, consistente nel cogliere le connessioni concettuali esistenti tra la norma da applicare e le restanti norme presenti sia nel sistema penale, sia negli altri settori dell’ordinamento giuridico.
d)- Interpretazione teleologica, che da un peso prevalente allo scopo (telos) per il quale la norma è stata emanata.
e)- Interpretazione a fortiori (a maggior ragione) che impone di chiarire i dubbi interpretativi sollevati da una norma  alla luce di un’altra norma di portata più ampia.
f)- Interpretazione storica (che origina sempre dall’Art. 12 delle Preleggi) consistente nella ricostruzione della volontà espressa dal legislatore al momento dell’emanazione della norma
g)- Interpretazione conforme alla Costituzione, che impone di interpretare la legge in conformità alle norme e ai principi costituzionali.
h)- Interpretazione conforme alla normativa europea, nel senso che deve scegliere, tra i possibili significati letterali della legge italiana, quello rispondente alle pretese del diritto dell’Unione europea, ciò solo nella particolare ipotesi in cui una legge penale italiana dia attuazione ad una norma dell’Unione Europea.
E via interpretando.
Va aggiunto, inoltre che l’interpretazione, qualora necessaria, è prerogativa del singolo magistrato e, per quanto costituisca giurisprudenza, non costituisce ipso facto precedente richiamabile, ma resta circoscritta esclusivamente alla sentenza che ha determinato. Ciò in virtù del nostro sistema fondato sul civil law e contrariamente a quanto accade nei sistemi a common law.
Dunque, secondo il nostro diritto, le seghe mentali di un giudice non possono essere utilizzate, in quanto tali, da un altro. E questo la dice lunga sulla lentezza della nostra giustizia. Ogni giudice ha diritto alle sue seghe.
Dunque, il quadro esposto è assolutamente parziale e non esaustivo, atteso che illustri giuristi sono arrivati ad identificare fino a 144 diverse possibilità di interpretare la legge. Che cosa non si fa per gli amici!
Daltro canto, se così non fosse, non saremmo quel popolo di Azzeccagarbugli e Pagliette che siamo.
 
In ogni caso, nell’attività di interpretazione, nessuno spazio ha il principio di autorità (l’argumentum ab auctoritate): le opinioni dominanti in giurisprudenza e/o in dottrina non possono scalfire la soggezione del giudice alla sola legge. Interpretando praeter o contra legem – andando oltre o contro i possibili significati letterali della norma – la giurisprudenza fa le veci del legislatore, infrangendo il vincolo normativo di soggezione alla legge impostole dalla Costituzione.Ciò vale, in particolare, per i nemici.
A disposizione per quant’altro etc.etc.
 
XXXX lì, 30 settembre 2009                                                             
L’Ufficio Legale  

p.s. il fascicolo Train lo teniamo ancora in evidenza o lo archiviamo?

Pubblicato il 1/10/2009 alle 23.20 nella rubrica Diario.

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