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Il Topo liberale e «la bouche de la loi»

E’ noto, un dogma diremmo: il Topo ricorda con nostalgia il Candido di Pisanò, ma è liberale. Liberale abbiamo scritto, non liberista, come ebbe a sentenziare più volte nel glorioso forum del Riformista, distribuendo violente guanciate sulle nocche a chiunque sostenesse che i due termini hanno il medesimo significato. 

Pensate: il Topo è talmente liberi….pardon, liberale, che considera la tassa di successione come un simulacro della società liberist….pardon, liberale. Ragion per cui, quando nel 2001 (governo Berlusconi) la tassa fu abolita, il Topo entrò nel baratro dell’isteria bulimica e ne uscì soltanto nel 2006, quando Dracula Visco la reintrodusse insieme al raddoppio della tassa di proprietà per i poveri cristi che non potevano comprarsi il SUV Euro4.

Questa premessa, solo per chiarire quanto profonda e radicata sia la fede liberist….pardon, liberale, del nostro Topo, per meglio interpretare ciò che segue.

Dunque, pochi giorni or sono il Ministro Maroni, rilevando che le nuove norme sull’immigrazione clandestina restano, in molti casi, disattese, dichiarava: «La legge sulla clandestinità è chiara, la capisce anche un bambino di sei anni. Non possiamo accettare che i magistrati la interpretino in un modo o in un altro.», raccogliendo dal PTB (partito tribunali e procure) i soliti sganassoni: «Liberi di tradurre le leggi secondo Costituzione» accompagnati da ginocchiate alle palle del PD (il nostro vecchio, caro, partito democratico, ora partito dementi): «Rispetti l'autonomia».

Secondo Voi, poteva il Topo liberi….pardon, liberale, perdere un’occasione così ghiotta per illuminare Maroni sulla verità ontologica delle sue asserzioni e liberarlo, così, dal «giogo della caverna»? Avete gridato all’unisono “NO!!!!”? Bene, avete ormai una totale padronanza dell’archetipo Topo.

Dunque, qualche giorno dopo, sul suo deserto blog, tra torchi e barrique, il Topo così bacchettava il Sig. Ministro.

No, ministro, lei sbanda e anche di tanto: interpretare la legge è un diritto/onere della Magistratura, in base ad un principio che lei ignora quanto aborre anche solo comprendere. Trattasi in effetti di quella quisquilia denominata principio della separazione dei poteri. Un aiutino in materia può trovarlo QUI, donde estraggo il seguente eloquente e singificativo passo.

<<Il noto broccardo latino in claris non fit interpretatio è ingannevole, per non dire addirittura ipocrita. Infatti, l'attribuzione della "chiarezza" ad un testo è in realtà un postulato interpretativo, su cui si costruisce la conseguenza di legge: ma la vera chiarezza è sempre quella che risulta dall'interpretazione, sia pure rapida ed intuitiva, e non è mai quella che la precede. Anche l'antico principio, risalente all'epoca dell'illuminismo, che il giudice sia semplicemente la bouche de la loi, di cui ripete le parole senza alterarle, riflette una precisa ideologia del potere politico del sovrano, in quanto esso è un criterio inteso a limitare il potere giudiziario nel momento interpretativo.>> Tommaso E. Frosini.

Si impone a questo punto, la domandina di rito.  Secondo Voi, la definizione della magistratura come la bouche de la loi  (bocca della legge), ovvero come espressione non di potere delegato ad interpretare, ma di ordine tenuto all’applicazione di ciò che ha deliberato l’unico potere riconosciuto, che è quello legislativo – come si addice ad ogni stato liberist…pardon, liberale che si rispetti - chi poteva averla coniata? Tommaso E.Frosini? No! E chi allora? Ma il (*)conte di Montesquieu, of course, padre, insieme a Locke, della concezione della giustizia nello stato liberist…..pardon, liberale.

A questo punto, abbiamo considerato seriamente che la nostalgia del Topo nel ricordare il Candido di Pisanò, sia simile a quella che deve provare Di Pietro, al ricordo della sua esperienza di Magistrato: «Com’era bello fare il Procuratore: la legge era cosa mia, la potevo interpretare per gli amici e applicare per i nemici. Eh! se non era pei rimborzi elettorali, quella toga non me la sarebbe mai sfilata. E vi facevo vedere io se a Berlusconi, lo sfasciavo o non lo sfasciavo.»

redattor teddy, a letto con la suina

Nell'illustrazione: Montesquieu guarda con commiserazione il Topo liberis...pardon, liberale

(*)Il Topo che, notoriamente, ebbe intime frequentazioni con Montesquieu fin dalla scuola materna, ci fa rilevare che era barone di e non conte. Volentieri rettifichiamo e ci scusiamo per l’errore, dovuto ad un refuso tipografico del Bignami su cui leggemmo, a suo tempo, il sunto de “Lo spirito delle leggi”. Il Topo, invece, Montesquieu lo ha letto tutto e in originale. E ricorda bene che era illuminista. E barone.

Pubblicato il 28/9/2009 alle 16.16 nella rubrica Diario.

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